«Ci sono programmi che si prestano a una semplice enumerazione di opere,
e programmi che nascono da un’idea.
Questo è uno di questi.»Werner De Smet
Klassiek Centraal

Pensées Fugitives
Silvia Carlin, pianoforte
26 giugno 2026
S. Prokofiev, Visions Fugitives Op. 22
C. Schumann, Pièces Fugitives Op. 15
S. Maykapar, Pensées Fugitives op. 11
S. Maykapar, Pensées Fugitives op. 23
M. Moszkowski, Pensées Fugitives op. 66
«Emerge un elemento che forse costituisce la cifra più
personale dell’interpretazione di Silvia Carlin:
la ricerca costante dell’equilibrio.»Andrea Bedetti
MusicVoice
“Fugitif”: una parola francese che significa “fugace”, “evanescente”, ma anche “effimero” e “provvisorio”. Questo concetto è stato esplorato da diversi compositori, ognuno dei quali ne ha dato una propria interpretazione.
Questo CD, pubblicato da Da Vinci Publishing vuole essere una riflessione sulla transitorietà non solo della musica, ma di tutto il reale. L’impermanenza e la fugacità sono l’essenza di ogni cosa e di ogni manifestazione, e la musica è forse l’arte in cui il concetto di “fugitif” si esprime al meglio. Il suono è intangibile e fugace. Attraverso un percorso che unisce autori e sensibilità differenti, il programma esplora l’idea del frammento musicale come luogo di rivelazione.
Al centro si collocano le Visions fugitives op. 22 di Sergej Prokof’ev, nelle quali l’istante si trasforma continuamente in diario intimo, presagio e paesaggio visionario. Accanto a esse, le Pièces fugitives op. 15 di Clara Schumann mostrano una raffinata capacità di mettere in discussione, con discrezione e originalità, le convenzioni della forma sonata. Il viaggio prosegue con i cicli pianistici di Samuil Maykapar e con le tre preziose pagine di Moritz Moszkowski, delineando una costellazione di miniature mobili, eleganti, poetiche e talvolta inquiethe.
Più che una semplice antologia, Pensées fugitives si configura come una riflessione sulla fugacità quale autentica categoria estetica: il suono emerge come materia impalpabile e provvisoria, capace tuttavia di dischiudere profonde verità emotive. A fare da sfondo all’intero progetto sono i versi del poeta simbolista Konstantin Bal’mont, la cui presenza ideale conferisce al percorso una dimensione evocativa sospesa tra apparizione e dissolvenza, tra memoria e visione.
«È proprio nelle più sottili sfumature dinamiche
che si rivela il carattere
del suo modo di suonare.»Werner De Smet
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